Guardare al futuro rammentando il passato

Grazia Zeppa – Candidata all’Assemblea dei Delegati – Ordine di Rimini

Sono una professionista di 46 anni: un’età di mezzo. Quella di chi è stato investito pienamente dalla riforma previdenziale della nostra cassa, varata nel 2004: il passaggio del regime retributivo a quello contributivo. Questo significa che, quando sarà calcolata la mia pensione, essa per l’attività svolta sino al 2004 verrà ancora parametrata ai miei redditi dichiarati e, per la parte successiva, agganciata matematicamente al volume dei versamenti da me effettuati durante la vita lavorativa. In un certo senso, sono ancora una “privilegiata”: potrò, infatti, godere (in quota parte) di un regime previdenziale molto più generoso rispetto a quello decretato per i nuovi iscritti.

In questa mia posizione – di “contribuente cassa di mezzo” – guardo con un po’ d’invidia al passato e con molta responsabilità ed attenzione al futuro. Chi ci ha preceduto nella definizione del sistema previdenziale di categoria ha immaginato (erroneamente e come, peraltro, nella previdenza pubblica) una massa di iscritti “sempre crescente”, in grado, cioè, di far funzionare un sistema “a ripartizione”: le generazioni più giovani, impiegate nell’attività lavorativa, avrebbero dovuto versare contributi per pagare le pensioni delle generazioni precedenti e così i lavoratori che li avrebbero seguiti quando, loro stessi, avrebbero maturato i requisiti per il diritto alla quiescenza. Questo meccanismo – abbiamo scoperto amaramente – era fallace e, pertanto, siamo corsi ai ripari (nel 2004, per l’appunto) ed oggi la regola è che “ricevi come pensione esattamente ciò che hai versato”, nulla di più e nulla di meno. Ovviamente, la riforma ha fatto salvi i cd “diritti acquisiti” e, quindi, anche  a me ha concesso i benefici di un calcolo “retributivo” per l’anzianità maturata sino al 2004.

Questa circostanza ha suscitato, in passato, molte polemiche e diverse sono le posizioni – anche all’interno dell’Associazione Nazionale Dottori Commercialisti – sulla vicenda. Per quanto mi riguarda, voglio evitare di entrare nel merito di questa questione e, però, è mia intenzione fare presente che la gestione prossima dell’Istituzione previdenziale ed assistenziale di Categoria deve evitare di avere, su analoghe delicate e complesse questioni che ci riguardano, lo stesso atteggiamento poco lungimirante e (sembra un paradosso) “previdente”.

Nell’ambito dell’attività professionale, da oltre 16 anni mi occupo di enti pubblici, comparto a cui ho dedicato molte energie ed in cui ho maturato un’esperienza significativa, ricoprendo diversi ruoli quali responsabile finanziario, revisore e consulente. Per le pubbliche amministrazioni l’efficacia e l’efficienza nella gestione è divenuta norma inderogabile (sebbene con risultati “reali” a volte sconfortanti). Efficacia ed efficienza devono contraddistinguere – nel senso più pregnante dei concetti – la gestione della nostra Cassa. Con questo impegno – e con la medesima cura del presente e del futuro – ritengo ci si debba accostare ai temi della previdenza e assistenza.

Sono pienamente convinta, per necessità contingenti della nostra vita quotidiana e per convinzione culturale profonda, della strategicità di scelte previdenziali oculate. Nell’attuale scenario sociale, di gravi difficoltà e criticità, le incertezze sul nostro futuro sono sempre più tangibili e acuiscono il nostro bisogno di sicurezza. In gioco vi è tanto: di certo, la qualità del vivere nostro e delle nostre famiglie. Le questioni da sviluppare e risolvere, sul punto, sono ancora molte.

Considero che per tutti noi il prossimo rinnovo dell’Assemblea dei Delegati sia la giusta occasione per portare avanti un programma serio e di rinnovamento, con obiettivi concreti, volto alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni previdenziali ed assistenziali di tutti noi. In questo è il senso della mia candidatura.

Personalmente – e in qualità di Presidente dell’Accademia dei Dottori Commercialisti di Rimini – sottoscrivo e propongo nella sua interezza il programma previdenziale e assistenziale dell’Associazione Nazionale Dottori Commercialisti. I suoi punti che reputo di particolare interesse – ed a cui principalmente mi dedicherò, se otterrò la fiducia dei miei Colleghi – sono quelli dell’adeguatezza delle prestazioni e di un necessario nuovo approccio all’assistenza in generale.

Considero prioritario cercare di attuare politiche previdenziali in grado di garantire trattamenti pensionistici adeguati, sia alle giovani generazioni quanto a quelle intermedie. Ritengo altrettanto importante che la nostra Istituzione si adoperi per sviluppare modelli di previdenza complementare.

Sul problema serio delle incompatibilità professionali – su cui altri hanno scritto – tocca una platea vasta di professionisti: occorre fare di più e meglio per evitare che Colleghi inconsapevoli ancora oggi possano “perdere” il diritto alla pensione.

Occorre ripensare e costruire nuove forme di assistenza, capaci di rispondere al crescere e diversificarsi delle esigenze, volte a tutelare sempre più e meglio i professionisti e le loro famiglie. Alcune ipotesi in tal senso sono il sostegno alle donne professioniste; l’assegno di malattia; l’indennità di paternità; una rete diffusa di convenzioni con asili nido.

Rispetto a quanto avvenuto sinora, per il futuro è fondamentale cercare di mettere in campo una seria politica di formazione e informazione, finalizzata ad accrescere la consapevolezza della necessità di un atteggiamento attivo e propositivo e a far conoscere l’importanza di una giusta pianificazione previdenziale, che dipende dalle scelte effettuate sin dall’inizio del percorso professionale di ciascuno di noi.

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